Tristezza della ruggine

Pubblicato: 20 febbraio 2012 da sericamente in Uncategorized
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In vista del decennale della mia iniziazione poetica, avvenuta di fronte al mare di Croazia alla vista di una nave un pò troppo moderna, ma soprattutto piena di alterigia, pubblico la mia prima poesia scritta

Lucida essenza
s’insinua
si muove

furtiva

scandaglia le prede

nel fumo incrostato d’invisibili artigli

E giacciono inermi
indifese
le barche sul molo
scrostate
fiaccate
uccello rapace
è quello che avanza

Tra sbuffi a rilento
costanti
che incrociano
e stridono
e fuggono stormi
in macchie velate
sbiadisce la ruggine.

commenti
  1. margotcroce scrive:

    bravo Ale!!! stilisticamente ottima…. ma io ti poreferiscoi visionario, comnque bravo

  2. mitedora scrive:

    È un occhio asciutto quello che guarda. Sensibilissimo, attento nel senso di impotenza. Fino allo sbiadir di ruggine.

  3. llmezzanottell scrive:

    Non so a quando risale la tua prima poesia, ma devo dire che come esordio promettevi già molto bene. Gli ultimi versi, sono da sottolineare, belli. Un bel pensiero averla postata.

  4. sericamente scrive:

    Grazie a tutti. Margot beh si in effetti si cambia come è naturale,e si sperimenta e ci si ritrova
    visionario non saprei, di sicuro una visione più ampia

  5. morfea scrive:

    forse ti preferisco più ora😉

  6. sericamente scrive:

    meglio antonella..devo dire che però ci sono molto affezzionato alla prima silloge, è una completa scoperta e sperimentazione, ed il piacere della scrittura durava di più. Ti posto una follia che avevo scritto. Non riesce ad impaginarmela. Ho provato su facebbok e sul mio blog, niente, comunque era un esperimento di scrittura tridimensionale

  7. jmarxpoetry scrive:

    Alla fine l’inizio della scossa è sempre un silenzio:
    interessante leggere il tuo primo atto poetico, premetto che non mi esalta pensare al tempo in senso lineare e banalmente evolutivo od involutivo; il metro che mi è concesso mi pare troppo breve e influenzabile, quindi preferisco incuriosirmi del percorso altalenante di una sensibilità, insomma guardarci da dentro, soprattutto nel suo modo, anche formale, di venire a galla in versi a sbiadire la ruggine…tentare insomma di sentirlo quel tuo silenzio.

    Anch’io guardo e guarderò, anche con una vaga sacralità, al momento zero del mio sisma poetico, qualora pure dovesse risultare un evento impercettibile a tutti gli strumenti del mondo.

    • sericamente scrive:

      si concordo jmarx, accedemico sa contare fino ad 8 , che è buono, bisognerebbe tenere anche conto del tempo che si muove in verticale dentro di noi e non solo di quello orizzontale. Le bussole sono sempre sfasate e fare due passi avanti non si sa bene cosa vuol dire. Infatti la silloge che meno preferisco è la seconda, ma ha coperto certe zone e create altre, buchi e porte. Anche se nella prima c’è già tutto, è il movimento che non è lineare come dici te.
      Bello quel concetto del momento del sisma poetico zero, lo aspetto anche io, magarì sarò libero e allora la poesia diverrrà affinità elettiva e non mala/buona compagna carno-celebrale

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