SE MI VOLTO UN ATTIMO

Pubblicato: 12 febbraio 2012 da massimobotturi in Uncategorized

Uccido, qualche volta, il mio vizio del futuro
un pezzo del sorriso che tanto hai predicato
e senza avere altro da dire
guardo indietro.
Ai tempi dell’asilo, del refettorio buio
finito poi che aveva, una suora senza velo
di riordinare piatti e pignatte.
Là io resto, e aspetto con la sciarpa mia madre
ultima sempre
ma non per questo meno graziosa.
Aspetto e grido
ché la mia voce aveva l’accento degli storni
la fiaccola portata dalle cicale, l’eco
l’impazzatura di quelle nottole finite
per sbaglio nelle stanze ormai vuote del riposo.
Aspetto l’Argentina dei padri,
il mio fumava, grattava la sua gola col bianco
e poi incantava
sopra un tappeto di muratori là venuti.
Lui e suo fratello amico, e quell’altro dita mozze
il fisarmonicista coi denti grattugiati.
Aspetto l’imprudenza delle vecchiette in chiesa
i loro traballanti foxtrot di varecchina:
quelle leccate lunghe e profonde tra le panche
quando il Signore va a coricarsi
e non c’è il prete, non c’è bisogno d’abiti a festa
o di breviari.
Aspetto la flottiglia di rondini, il carbone
e gli alberi di pesche di Mimmo fare i fiori.
Aspetto i sassi piccoli sulla mia tapparella
il segno di affacciarmi e d’andarmene con loro.
Aspetto che mia madre mi tiri il dente, piano
per piangerle tra i seni
soltanto per un poco.

Massimo 01 febbraio 2012

commenti
  1. margotcroce scrive:

    quesdti testi volti al passato passato non riesco a gestirli emotivamente..evito accuratamente ogni riferimento a ciò che è stato e che mi produce ricordi..

    ma a parte il mio disagio…devo dire che i testi che si snodano su questo percorso sono decisamente nelle tue corde Massimo

  2. massimobotturi scrive:

    grazie Margot, in fondo si tratta di gestire, per me, un piccolo disagio. Mi rivolgo al passato quando il futuro diventa una percezione astratta, e il presente qualcosa di troppo statico.

    • margotcroce scrive:

      se il passato è per te un punto fermo da cui attingere, fai bene Massimo… sei ancorato, ben venga.

      io cerco di vivere nel presente ma, al contrario di ciò che potrebbe sembrare e che pensavo, anche questo stazionare diventa un peso, perchè ti priva della progettazione e perchè ti disancora dalle radici

  3. 00chicca00 scrive:

    segui un filo che molto amo e sui sempre scrivo (come ne son capace), il passato è anche parte del mio futuro inteso come spinta dinamica non some memoria ferma a stagnare!
    quella chiusa è “palpitante” e viva e una meraviglia
    chicca

  4. darbedat scrive:

    Non amo la poesia per i troppi veli; amo il vento, così quei veli spesso scoprono ciò che non si voleva far vedere. Detto questo, amo i poeti, per il loro coraggio/codardo e soprattutto i poeti intelligenti con cui poter ‘mostrarsi’ ciò che loro vedono con tanta facilità che a loro stessi sembra ovvio passaggio e comune incanto. Detto questo, il tuo pezzo è eccelso; lavori le parole come si fa con il ferro battuto , le forgi e le unisci senza saldatura cosi che ogni parola è libera ma fortemente connessa, pronta a rischiare l’eterno.
    Scendendo di scala, pero devo dire che non condivido il pensiero che sottende. Il passato per me è un modo per guardare il futuro, per svelarlo. Il passato è Futuro. E’ in tutte quelle risposte che non hanno finito di agire e richiedono ancora forza per “arrivare ancora avanti”. La tua poesia in molti dei suo veli sembra più ‘nostalgia’ e come tale non porta in se il futuro, ma un presente fermo e pericoloso.

  5. ciprea scrive:

    il passato che ha radici salde genera sempre frutti, nei tuoi scritti si respira questa forza.

  6. llmezzanottell scrive:

    A parte che la poesia è molto bella per il suo significato e per la sua perfetta costruzione, devo dire che ciò che più mi affascina , sono le insenature ombrose e complesse che i testi di Massimo contengono. Ciò che tra l’altro ne conferisce senz’altro un valore aggiunto; qualcosa che firma la personalità dell’autore e ne marca l’impressione ed il ricordo del lettore. Good.

  7. massimobotturi scrive:

    grazie davvero per i commenti, e le osservazioni utilissime e stimolanti.
    Chicca, errori di ortografia io ne faccio talmente tanti che ormai non li distinguo più da quelli corretti
    🙂

  8. theallamente scrive:

    giochi coi ricordi, creando mondi nuovi dove noi passeggiamo
    privilegio

  9. morfea scrive:

    quando ti leggo massimo riesco solo ad incantarmi che sia il passato o al presente…che sia dolore o dolcezza

  10. mitedora scrive:

    Galleria biografica, selezionata per tappe d’ incantesimi, poiché, nel rileggerla, volte su volte, un refettorio squallido diventa in_cantata scena d’attesa, fellinianamente palpitante. Così come la suora senza velo, le sciarpe, tutto l’arredamento emotivo e sonoro “ Aspetto e grido ché la mia voce aveva l’accento degli storni la fiaccola portata dalle cicale, l’eco..”. E c’è l’attesa che tutto ritorni, un trascorso che ha illuminato il senso della vita, poiché, in alcuni momenti, s’uccide il senso del futuro, è quasi necessario farlo, per tenersi attaccati alla sopravvivenza dell’hic et nunc. Per te ho esaurito gli apprezzamenti. Come dire; ubi maior….

  11. c’è una forte abilità da caratterista, come se nello scrivere di una sciarpa, di un velo o di denti gratuggiati… si possa leggere la vita del personaggio in questione. c’è anche nel linguaggio, il gusto di mantenere vivi termini in disuso (pignatte, varecchina). questo mi affascina tantissimo

    il rivivere il passato come futuro fermo o dinamico, penso sia del tutto soggettivo rispetto al raggiungimento delle diverse soglie di età.

    Grazie a te, Massimo😉

  12. francesa coppola scrive:

    è una poesia raccontata con tono lento, quasi a sottolineare ciò che è stato e che al momento non è. Ho amato su tutto la chiusa.

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