L’amore mi fa gli occhi liquidi

Pubblicato: 12 febbraio 2012 da margot croce in Uncategorized
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L’amore mi fa gli occhi liquidi

mi rende ombra carnale

Nuda e trasparante

discinta e colma

La pelle liquefatta

il sangue raddensato

Preme sull’addome

la tua prospettiva

spinge dentro

alle viscere arse

Mi cinge la tua voce

e  assorbe le labbra

bacio distante che

porta via la bocca
 

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Per fortuna arrivi tu Margot, a rischiarare l’aria, dopo di me e il mio allegro raccontare di cadaveri😀, con un parlare d’amore che è acqua e fuoco, con un finale di grande eleganza. E devo dirti…..il titolo mi piace tantissimo: mi rimanda al disfacimento di ogni atomo ed alla tenerezza.

    • margotcroce scrive:

      è lo scorrere Midy.. se la vita fosse solo tetraggine o solo luce sarebbe noiosa, bisogna avere consapevolezza di tutte le emozioni e accoglierle
      le poesie d’amore quando non siamo in patimento da eros ci sembrano stucchevoli o anche ridicole (hai presente Le lettere d’amore di Pessoa? l’ha musicata anceh Vecchioni) direi che fa parte del gioco rifiutare un senntimento quando non si è in grado di viverlo.

      gli occhi diventano davvero liquidi dopo l’amore è come se il colore si sciogliesse in miriade di gocce luminescenti

  2. ciprea scrive:

    si respira la liquidità dell’amore, bella!

  3. massimobotturi scrive:

    quel portare via la bocca mi piace tanto

    • margotcroce scrive:

      vedi commento di risposta a Bianca….

      • darbedat scrive:

        che io non commenti i contenuti , penso sia noto a tutti , come é noto il mio rapporto con la poesia (c/o commento a l’ultima di massimobotturri) che poi vecchioni abbia musicato Pessoa non so quanto faccia onore a Pessoa…detto questo posso solo accostarmi alla forma e al modo che questa ha di porgere i contenuti. é tutto ..e poi, mi é arcinoto che l’amore ha la tendenza verso l’acqua, forse perché questa non ha forma propria.

        • margotcroce scrive:

          in verità a volte dai scontate troppe cose, sarai anceh famoso darbedat, ma io di te non so nulla e quindi non do per scontato il tuo modo di commentare che, se è come tu dici (dato che mi risulta veramente difficile scindere in modo drastico la forma dai contenuti) lo trovo limitato,
          non credo neanche che si possa adottare sempre lo stesso modo di porgere il commento per testi che possono essere molto diversi tra loro, a volte si predilige la forma a volte il contenuto a volte hanno pari esposizione

          quando ti leggo mi sembra che tu voglia a tutti i costi distorcere i valori scintificamente dati del reale dandone tuoi propri, di cui, tra l’altro, non delinei neanche i presupposti,
          questo surrealismo è ammirevole nella creazione artistica ma a volte disancora troppo dalla realtà.
          arcinote sono tante cose eppure non si smette di parlarne,,,e tornando a qualche commento fa, il bisogno dello scrittore può non coincidere con quello del lettore.

          io scrivo facendo sesso con la lingua italiana, mi piace l’armoniosità del suono e delle parole accostate, ogni volta che riesco ad usare una parola nuova provo un piacere quasi fisico ma ci sono suoni che sono eterni e hanno sempre un gran bell’effetto.

          sono d’accordo con te che Pessoa non ha giovato della musicazione di Vecchioni, ma per amor di divulgazione ho preferito contestualizzare l’argomento.

          i miei occhi dopo l’amore diventano liquidi, cosa dovuta probabilmente anche al loro colore che rimanda all’acqua del mare… i tuoi? li hai mai guardati?

  4. darbedat scrive:

    come ho scritto proprio in un commento, ripreso poi da te: il contenuto é una pallottola di ghiaccio: di un’opera d’ingegno é la parte meno interessante. Al contrario sono attratto da ciò che serve nella preparazione , quando ancora tutto é materia grezza; sono interessato ai mezzi, e ancora il percorso vuoto della sua traiettoria … dunque non é sminuente e neanche parziale , del contenuto se studio le impronte e le ombre. e da qui ne percepito il senso cosi da trovarne il MIO significato.

    si questo percorso mi porta sicuramente a costringere la realtà a genuflettersi , come fa il cammello per agevolare la salita e la discesa dopo la corsa…naturalmente sono mie opinioni e in quanto tali, opinabili, e a maggior ragione evito accuratamente di entrare nel personale: a), perché bisogna essere attrezzati, b) perché sono troppo pochi gli elementi e il tempo per poterlo fare.
    i miei occhi? ci sono due cose che non potrò mai fare, la prima é mangiare la mia testa; la seconda guardare i miei occhi, ancor meno durante o dopo l’amore. sono due cose che posso solo farmi raccontare e così potrò vedermi solo nell’essere visto a meno che non sia uno specchio a farlo: non ho specchi nella mia casa.

  5. darbedat scrive:

    Troppi “refusi”, riscrivo
    come ho scritto proprio in un commento, ripreso poi da te: il contenuto é una pallottola di ghiaccio, di un’opera d’ingegno é la parte meno interessante. Al contrario sono attratto da ciò che é nella preparazione , quando ancora tutto é materia grezza; sono interessato ai mezzi, e ancora al percorso vuoto della sua traiettoria … dunque non é sminuente, e neanche parziale , del contenuto se ne studio le impronte e le ombre. da qui ne percepisco il senso per poi trovare il MIO significato.

    si, questo percorso mi porta sicuramente a costringere la realtà a genuflettersi , come fa il cammello per agevolare la salita e la discesa dopo la corsa…naturalmente sono mie opinioni e in quanto tali, opinabili, e a maggior ragione evito accuratamente di entrare nel personale: a), perché bisogna essere attrezzati, b) perché sono troppo pochi gli elementi e il tempo per poterlo fare.

    i miei occhi? ci sono due cose che non potrò mai fare, la prima é mangiare la mia testa; la seconda guardare i miei occhi, ancor meno durante o dopo l’amore. sono due cose che posso solo farmi raccontare, e così, potrò vedermi solo nell’essere visto a meno che non sia uno specchio a farlo: non ho specchi nella mia casa.

  6. margotcroce scrive:

    non si entra dentro una persona leggendone una poesia, si può entrare al massimo dentro l’emozione che l’ha generata..

    se non riesci a guardare i tuoi occhi ti nascondi anche a te stesso

  7. darbedat scrive:

    ma perché la butti sul personale?

    • margotcroce scrive:

      ma cosa c’è di personale in questo? è una constatazione seguita al tuo dire, se pensi che sia personale ti chiedo scusa anche se non ne ravvedo il motivo
      la scrittura inevitabilmente sfocia nel personale per quanto il poeta sia fingitore e per quanto tu mi pare vada nella direzione della ricerca dell’aleph….

      ma poichè ci sono limiti che ognuno impone al proprio”spazio” io rispetto il tuo e mi muoverò di conseguenza

  8. llmezzanottell scrive:

    Sulle traiettorie a vuoto, i mezzi, la tecnica, le impronte, le ombre ci ho girato intorno per molto tempo, arrivando alla conclusione che la forma non è ammissibile senza sostanza. Questo è per me. Non serve a niente, è solo freddo prototipo, è cosa che si dimentica e spesso infastidisce. Ora questo può affascinare per carità, nel vuoto taluni riescono a trovare i significati più inauditi, come è successo a me. E personalmente aggiungo che è una cosa che non mi ha appagata, e non mi appaga più da tempo. Penso che qui i vostri presupposti, quindi l’approccio allo scrivere sia agli antipodi : Margot parte proprio dal cuore della sostanza per arrivare alla sua rappresentazione esterna, tu Dader la sostanza la annulli a priori, viaggiandoci accanto tangenzialmente,e ne rappresenti proprio la cornice di un quadro da esposizione. Ora è chiaro che ognuno è libero di scegliersi il suo punto di partenza e quello di arrivo, di perdersi o di trovarsi a suo modo. Anch’io su questo testo di Margot, ci sono stata su un pò, ed è stato proprio il concetto del titolo ad aver fatto sì che mi fermassi. A me ha fatto pensare alla tenerezza perchè è riuscito a restituirmi un’immagine ben precisa : l’occhio e il luccichio di un ruscello, l’occhio-ruscello, ruscello che scorre su pietra e muschio, il muschio, iride della cavità scura da cui il ruscello spunta. Dico questo perchè per me ad esempio un testo ha valore solo e soprattutto se ha immagine netta, inedita, artistica. Se soprattutto smuove me a trovarne o a idearne un’altra.Anche i miei commenti di gradimento, solito, rispecchiano questa prospettiva.

    • margotcroce scrive:

      dici giusto Bianca, in ogni passaggio.
      anche io ho provato a cercare il vuoto, non l’ho rasentato come darbedat e nemmeno come te credo.. per una serie di motivi che non sto qui ad enumerare perchè non cambierebbero la sostanza, ma il mio approdo nel vuoto è stato il vuoto stesso fagocitante,esattamente come tu dici Bianca, affascinante…
      fermo restando che la scrittura è un fatto individuale e privato quando sgorga e non è solo esercizio mentale o letterario, intendo l’idea, il progetto, certo che poi la rifinitura si fa e si costruisce, talvolta la costruzione si erge immediata senza bisogno di apportare nessuna modifica, fermo restando questo ripeto, se non comunica, se chiude, se annega in una contemplazione estatica snatura la sua stessa ragione di vita, e, chiarisco, si può comunicare senza seguire schemi consolidati.

      i miei canoni di impatto ad un testo sono come per te, la capacità di riprodurre immagini, poichè l’inconscio comunica per immagini e quindi ciò che si legge è riuscito a compenetrare la barriera del conscio e poi la sonorità, e se ci rifletti un attimo, altro non sono che due specchi delle due altre arti per eccellenza, la pittura e la musica,

      come ho già detto, l’amore in poesia a volte appare scontato quando non ridicolo, è un rischio, ci sono dei grandi che lo hanno saputo correre e sono diventatati grandi (cito? neruda, salinas, lorca, gibran, prevert) ma forse che delle altre emozioni non si può dire, umano troppo umano?

      tutto è stato già scritto e tutto già detto, la situazione dell’arte in questo periodo è di forte stallo, difficile trovare, in ogni campo, nuovi linguaggi idonei a comunicare, stupire e qualficarsi come arte, si passa da troppi agganci al passato a creazioni di fintaavanguardia…l’ultima scultrice che ha avuto qualcosa da dire è stata Louise Bourgeois,ma aveva 98anni quando è morta
      la vera materia da plasmare resta l’uomo con il suo enorme tesoro di interiorità e non gli spazi che altro non sono che una percezione o una proiezione dell’uomo stesso.
      torniamo agli antichi greci, popolo che aveva già capito tutto secoli e secoli addietro, quanto i sofisti afffermavano che l’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono (protagora)
      e pensiamo all’uomo vitruviano di leonardo da vinci che si espande in uno spazio circolare e quadrato al tempo stesso occupandolo e suddividendolo

  9. morfea scrive:

    bella margot.
    davvero bella.

    anche se leggendo un commento ho accusato il colpo.
    non tutti hanno un raggio di sole perennemente sulla testa.
    fortunato/a chi lo ha per tutta la vita che respira.

  10. theallamente scrive:

    la passione ha occhi liquefatti
    labbra mozzate
    poichè sa parlare da sè

    (e tu ne dici benisimo, sapendone…)

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