Mala Rara

Pubblicato: 11 febbraio 2012 da llmezzanottell in scrivere
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«Vivo per la maggior parte dietro il mio occhio sinistro. E’ l’ occhio che vede il peggio e per questa ragione è sensibile alla sostanza delle cose, al mondo fantasma, al mondo della morte» J. Eyre

«Gli occhi distesi su tutto l’orizzonte
dove si coagulava la sua novella fantastica
d’odore agreste e dolcezza eufonica.
La cerimonia visionaria del senso
modesto sussidio per i poeti nati  già morti.
Pretenziose sublimazioni
Viste come malattie veneree per un senso non condiviso. »  Celan  _________________________________________________

Tutto si spezza sempre all’inizio. Vita e morte sono elementi primari di uno stesso seme che si scindono al tempo del germoglio per poi continuare a vivere in unità distinte e simbiotiche. Niente a questo mondo resta unito. Niente e nessuno è uno. L’uno è il due.

Non avevo scelto di vivere, così come non avevo scelto di morire. Non avevo scelto di essere una, non avevo scelto di essere l’altra. Non avevo scelto il mio nome, e nemmeno mia sorella. Due acini di uva identici vengono chiamati indistintamente acini , eppure alla nascita io portavo il nome di Lara, mentre mia sorella si chiamava Mara.

Vivo grazie ad una parte della sua testa.  Lei è morta per quella parte in meno.
Con due teste creo i miei dipinti e le mie sculture. In quelli vivo e in quelli muoio.

Sono seduta ad un tavolo oblungo insieme ad otto unità parlanti. Il cristallo dei bicchieri emette uno scintillio diamantino luminoso che si mischia a quello argenteo delle posate. Il riflesso punta ai miei occhi. E’ un fascio di micro-farfalle metalliche dal corpo puntiforme che in quel riflesso nascono e muoiono nel momento in cui colpiscono.

A tavola si parla della luna. Uno dice piattamente che quando è piena è bellissima, un altro dice che solo gli innamorati meriterebbero di parlarne. Un altro dice che sarebbe bello mettersi ad ululare a tavola tutti insieme al posto di suonare il campanellino per chiamare la servitù. E intanto, si sganasciano dalle risate, mentre l’aria sembra riempirsi di barriti grottescamente preistorici.

C’è una donna mastodontica dai capelli color barbabietola con due seni talmente grandi che non riesce a stare dritta.  Così seduta ha l’aspetto di un budino trapezoidale informe su cui è infilato a mò di pennacchio il suo collo tozzo  e quel crine crespo rosso violaceo. La donna ride spalancando la sua bocca oblunga più che può,  quasi orgogliosa di mostrare la sua lingua ruvida all’uomo che le siede accanto. Quell’uomo ride anche lui, spallandosi all’indietro con una volgarità naturale. Fissa il seno ondeggiante della donna e si mette a ridere ancora più forte. Sembra che, come lei voglia mostrargli la lingua, lui voglia mostrale lo sconquasso che la sua faccia assume ridendo.  Un ammasso di rughe così profonde da fare invidia al più longevo dei tirannosauri.

Ai miei occhi sono fantocci mostruosi, frutto di qualche esperimento di biomedica perversa. Io resto in silenzio, rifiutandomi di osservare le altre unità al mio tavolo e lancio anch’io uno sguardo a quella luna.  Mi appare come un grosso coniglio bianco raggomitolato appeso ad un gancio nel cielo. Il  suo doppio l’ho visto saltellare in gabbia poco fa, ingegnarsi inquieto per cercare di salire lassù per dare un bacio a suo fratello morto.

Appare dalla porta laterale una decima unità. Versa a tutti nel bicchiere del vino bianco ghiacciato. A me basta toccarne il suo cristallo freddo , che un’onda di gelo mi sale su per il collo e si dirama tramite la mia testa lungo ogni capello. Divento all’improvviso una medusa gelatinosa appena tirata fuori da un frigo, pronta a sciogliermi malamente al calore della prima pietanza calda che mi sarà servita.

Tutto si trasforma repentinamente. Tutto è caldo-freddo, vivente-morente.

Ora i fantocci mostruosi a tavola, sono tutti intenti a chiedermi il significato di quella mia scultura a forma di donna fatta con arance congelate ed esposta per giorni in una teca refrigerata con termometro a vista. Uno tra i fantocci,  dal crine bianco-giallastro con due canini d’oro, comincia a muovere la sua bocca molle e mi dice che quando aveva provato ad alzare la temperatura della teca , la donna fatta d’arancia sembrava sanguinasse.

Il vivo e il morto in fondo si differenziano solo per una diversa temperatura corporea.

La decima unità rientra da una porta laterale della sala da pranzo. Porge a tutti, servendosi di una strana tenaglia, un panino ovale. Ha l’aspetto di uno scarabeo albino a cui hanno mozzato le zampe e le ali. Mi viene voglia di accarezzarlo. Mi rimanda al contatto con la terra, le zolle umide, ai fiori cresciuti e agli insetti svolazzanti sopra il letto di mia sorella.

Entra una undicesima unità e porta in mano un grande vassoio quadrato su cui giace un pollo dalla corona apache di verdure colorate. Riesco a vederlo di sbieco. Un attimo dopo ancora il riflesso del cristallo sotto la luce mi acceca. Le piccole farfalle metalliche salgono di colpo a me per poi cadere morte sulla tavola come coriandoli inermi.

Appena riesco ad aprire gli occhi, il vassoio quadrato giace sul carrello al lato sinistro della tavola e da quella tundra di erbetta vedo spuntare una chiocciola di cuoio dal cui interno spunta il viso di un feto che spalanca di colpo gli occhi cisposi. L’undicesima unità si mette ad affettare il feto-chiocciola e comincia a servirlo.

Intanto a tavola si ingozzano e ridono, altri si slinguano, altri si toccano mentre fumano. Le farfalle metalliche svolazzano a sciami  raso tavola su quel che rimane  dei resti degli scarabei bianchi divorati nel mentre.  Il coniglio appeso in cielo sta piangendo. Suo fratello in gabbia sta diventando pazzo. Penso al sangue che verrà versato subito dopo, al momento del dessert.

Qualcuno mi chiede la data della mia prossima mostra. La mostra che proprio in quella cena , ho già quasi interamente scritto.

commenti
  1. mitedora scrive:

    Non è facile commentare un testo così. C’è l’imbarazzo di chi entra dentro le viscere del pensiero di qualcuno, mentre il resto della vita mastica e digerisce la crudezza d’una realtà replicante. Lo stile espressivo è denso, forte, ben amalgamato. Misterioso e trascinante. Il senso dell’unità e della scissione abbraccia ogni riga, ogni punto. E, se ne esce, facendo “ sì “ con la testa e con l’occhio del cuore. / è un commento confuso, lo so, ma ho lasciato che i pensieri fossero immediati, liberi, diretti /

    • llmezzanottell scrive:

      Grazie Mitedor, il tuo è un commento molto profondo ed oculato,ed ho capito esattamente cosa vuoi dirmi. Detto da te poi, mi lusinga molto. Ho ancora in mente questa tua splendida:

      https://thecatswillknow2012.wordpress.com/2008/02/27/a-nudare/

      perchè è tua vero? Una poesia che non ho mai dimenticato. Voglio solo dirti che non vi è nulla di personale in questo racconto, che costituisce solo un tentativo di scrivere a proposito di una artista che adoro Janieta Eyre. La foto in questo racconto, è una sua opera. Ancora grazie.

  2. darbedat scrive:

    Qui ci si muove liberamente,si respira il tuo respiro, non è mai impedito il passo e non sono necessarie le bombole per mancanza o per troppo ‘respiro’. Qui lo spazio esiste, tu non solo lo cerchi, alle diverse scale, da quello intimo e involontario del respiro tra vita e morte, tra sorella e sorella, ma anche fra te e l’infinito universo, Lo cerchi , e il lettore lo ricrea transitando , passaggio per passaggio. Solo di tanto in tanto ci chiudi il varco e la vista,ma , non viene mai meno la materia.
    Ora, qui, i contenuti possono essere compresi, masticati, digeriti, ognuno può fare liberamente il proprio percorso , può, associando il proprio agire, vedere aggiungendo o sottraendo e mostrandosi un agito proprio e incarnato in sé.

    Restando sui contenuti e sul doppio vita-morte, avresti potuto interrogare Paolo di tarso, ma è un problema mio o fare cenno a lo Spopolatore di Beckett, ma come vedi … ciascuno puo agire , anche sentendosi oppresso, in modo attivo .
    c/o

    • llmezzanottell scrive:

      Qui dader , entriamo in un altro spazio-campo, un vero e proprio iperspazio non facilmente definibile e quindi descrivibile, quello dell’ipersensibilità sensoriale. E credo che ogni ” parlarne” non sarà mai abbastanza.

  3. morfea scrive:

    mi hai portato su quella tavola a svolazzare fra i commensali, sai cosa mi ricorda freaks di browning.
    bellissima questo tuo fare prosa. mi piace si.

  4. massimobotturi scrive:

    io sono sempre stato un pessimo commentatore, e anche un pessimo tante altre cose. Puoi accontentarti di un
    ” ho letto con piacere, con senso del mistero, ho amato la ricchezza del linguaggio, la lama affilata e la morbidezza delle parole”
    ?

  5. margotcroce scrive:

    mi riservo di leggere tra un pò BIanca.. ma già la foto e la citazione mi mettono in subbuglio
    questi giorni di neve mi hanno resa particolarmente sensibile e sconfortata

  6. ciprea scrive:

    qui respiro la tua vena creativa, la molteplicità delle visioni, i piani diversi su cui scrivi una storia che potrebbe continuare solo se vista da altri personaggi. E’ questo aprire immaginifico e diverso che mi affascina, che mi conquista.

  7. theallamente scrive:

    l’occhio sinistro crea, il destro organizza mostre
    la mano destra non sa
    cosa fa la sinistra
    (e il nostro doppio, ora, cosa starà facendo?)

    • llmezzanottell scrive:

      Thea, come disse Janieta Eyre, il nostro doppio esiste, ma lo reprimiamo. L’occhio sinistro documenta la realtà invisibile, mentre la parte destra rappresenta la finzione. Grazie per il tuo commento :*

  8. attraverso scrive:

    Alla prima lettura mi è sembrato di leggere Ubik di Philip K. Dick.

    Poi l’ho riletto e non riuscivo a capire.. “dove si è, chi si è e cosa si sta facendo e soprattutto se lo si sa facendo o sognando o subendo”… e allora mi è venuto in mente che una volta dissi ad una mia giocatrice che stava studiando la ‘Gerusalemme Liberata’ con disgusto di provare semplicemente a leggerla come avrebbe letto un qualsiasi altro libro che il resto sarebbe venuto da solo.
    E così poi ho letto e basta e… mi è piaciuto.

  9. setteanelli scrive:

    rara è la tua scrittura –

  10. llmezzanottell scrive:

    Grazie a tutti, per avermi letta, grazie. In particolare saluto e ringrazio 7anelli che ho avuto modo di leggere e che trovo sia autore pregevole.

  11. margotcroce scrive:

    oggi sono riuscita a leggerlo stampato… mi è piaciuta questa morte allegorica, questo universo freak dove il dramma diventa commedia assurda e le immagini ridondanti che si rincorrono sono attraversate da correnti ora mortifere ora quasi infantili… direi un disegno di Mark Ryden

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