Non qui

Pubblicato: 8 febbraio 2012 da attraverso in scrittura
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Ho acceso una luce e illuminato la scena.
Per terra un foglio di giornale e i tuoi occhiali, sporchi di qualcosa.
Un bicchiere è appoggiato sul tavolo, due dita di una bevanda giallognola, all’apparenza whisky. Accanto al bicchiere un biglietto del tram, vidimato, e una penna biro blu senza tappo.
I tuoi guanti di pelle accanto alla tua sciarpa. E’ tutto ben piegato e stonano quegli occhiali per terra. Vorrei raccoglierli, pulirli, metterli al loro posto.
Non posso.
Mi è stato ordinato di non toccare nulla, di guardare e di capire se c’è tutto o manca qualcosa.
Be’, di sicuro, manchi tu, anche se un po’ ovunque ci sono segnali di te.
Guardo la libreria, non noto niente di strano, mi sembra che manchi un libro di cucina che avevamo comprato da poco, ah eccolo è appoggiato sul tavolo accanto alla biro blu.
Osservo meglio. Il libro è chiuso ma c’è una pagina con un’orecchia.
Faccio presente della cosa al mio accompagnatore.
Con attenzione controlla il libro e poi lo apre alla pagina con l’orecchia.
“Fettuccine al sugo di noci e capperi.”
La penna blu ha tracciato un segno sotto la parola “attesa.”
Dopo un’attesa di una trentina di minuti. E il blu che sottilinea “attesa”.
Solo quello.
Nient’altro.
Un po’ poco come messaggio.
Di fronte alla libreria c’è la parete bianca, li c’era appesa una stampa di un vecchio manifesto pubblicitario, non c’è più, si vede il segno. No, non l’hanno rubato, lo abbiamo portato ad aggiustare il vetro che io ho rotto giocando a tennis. In casa, io e te, con a wii, ho tirato indietro il braccio con foga e ho incocciato il manifesto con il mio wiimote. Tu ti eri arrabbiata perché avevo il vizio di togliere i guscio protettivo. Avevo pulito tutti i vetri e il giorno dopo avevo portato il manifesto ad aggiustare. Peccato stavo vincendo e il premio sarebbe stato…
Lo sguardo del mio interlocutore si fa interrogativo e seccato, cambio discorso e continuo a guardare in giro.
Manca il portacenere, sì il portacenere, quello che ti regalò tua nonna, uno strano pezzo di pietra che una volta ti cadde dalla mani sul tavolino mentre buttavi via le cicche e ci fece un buco. Vede è ancora lì, il buco.  Si fumava.
Sulla sedia una copia di un manuale di fotografia e la tua Nikon, senza obbiettivo, solo il corpo. Anche quello comprato di recente. L’obbiettivo è nella sua scatola, lì sopra quello scaffale, sì proprio quello. Vede è dentro.
Il tuo portafoglio è accanto al computer. Il mio interlocutore mi dice quello che ci ha trovato dentro. Dico che mi pare ci sia tutto, di solito non abbiamo mai molti soldi in contanti, giusto quei pochi euro per le spese minute, mi pare strano che nel tuo ci siano addirittura cinquecento euro. Magari avevi da fare qualche spesa.
Sono anestetizzato, non sento e non provo nulla.
Guardo la nostra foto appoggiata sullo scaffale sopra la televisione, sorridiamo, siamo al mare ma è inverno, fa freddo, tu hai la sciarpa e il piumone, ma c’è il sole, io ho gli occhiali da sole. Eravamo a Viareggio. Ricordo che ce la facemmo scattare da uno che passava. Eravamo felici. Volevamo documentarlo.
La sciarpa copriva la tua guancia ferita. Io amavo quella cicatrice che secondo te deturpava il tuo volto. Non ti ho mai visto senza.
– No, all’apparenza non manca nulla –
– Ne è certo –
– Sì, cioè dovrei guardare nei cassetti… –
– Non tocchi nulla –
– D’accordo –

Spengo la luce, la stanza ripiomba nel buio, sento dentro di me la tua risata, fuori sento un clacson.
Fa fresco.
All’orizzonte sale il fumo di una ciminiera.
Forse un urlo forse il verso di un uccello
Mi accoccolo nel giubbotto, mani in tasca, seguo silenzioso l’uomo davanti a me.

– Lei ha qualche idea di quello che potrebbe essere successo? –
– No! –
– La sua macchina? –
– Non ho macchina, viaggio quasi sempre a piedi, in queste piccole città è tutto a portata di mano e quando devo andare più lontano, be’ ci sono i mezzi, o gli amici o sì lei aveva una macchina –
– La vede? –
– Si è lì parcheggiata –
– Ha le chiavi? –
– Non qui –

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Abbastanza perplessa. Dopo l’incipit abbastanza ammiccante che introduce in una casa sconosciuta in cui i particolari ed una presunta scomparsa sanno essere pungolo per l’immaginazione, si arriva in fondo e si trova un muro. Il testo sembra troncato, mozzato. Per caso continua? Perchè se no….ti prometto di rileggerlo. Certe avanguardie se le può permettere solo Enrico Ghezzi.

  2. attraverso scrive:

    No non continua e il troncamento è voluto, cercato. E’ stato scritto il 27 Gennaio.

  3. llmezzanottell scrive:

    Era il mio compleanno…ma non solo….però non credo di aver capito. Ma non voglio che tu mi dica nulla..

  4. theallamente scrive:

    se non qui, dove?
    tutto è “altrove” e questa è la domanda che permea il racconto: se non qui, dove?
    ma non c’è altrove
    inafferabile
    un po’ come l’eterno presente

  5. 00chicca00 scrive:

    è la storia che si è “Troncata” è il giorno della memoria
    almeno così io ho capito e così mi è piaciuto
    chicca

  6. almerighi scrive:

    originale per come tratta l’argomento

  7. llmezzanottell scrive:

    L’idea dello stacco improvviso non è male, ma secondo me è il punto in cui stacca a non dare forza alla delicata idea di fondo.

    • attraverso scrive:

      Ci sono due frasi sulla shoah che ritengo assolute.

      La prima è di “Primo Levi” in Se questo è un uomo ed è:
      “WARUM? – gli ho chiesto nel mio povero tedesco. – HIER IST KEIN WARUM (qui non c’è perché)”

      La seconda è tratta da Da ‘Explaining Hitler’ by Ron Rosenbaum che cita Un sopravvisuto ad Auschwitz e che fa:
      “Egli [Dio] deve delle spiegazioni a molte mie domande.”

      Ecco ho cercato di rappresentarle a modo mio.

  8. ciprea scrive:

    A me è piaciuta moltissimo. Una scomparsa improvvisa può essere solo raccontata così, ricostruita per frammenti, ipotesi. La minuzia dei particolari fa leggere tra le righe e si presta a varie interpretazioni, dubbi, domande. E’ incredibile come abbiamo bisogno del finale, di inquadrare ciò che non sempre comprendiamo, dare delle spiegazioni logiche perché tutto possa tornare alla normalità, noi possiamo tornare ad essere come sempre,ma quando questo non accade allora si aprono nuove strade…

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