Mimmo Volante

Pubblicato: 4 febbraio 2012 da mancasemprepoco in Uncategorized
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Aspettando che la neve si sciolga e con lei pensieri di ghiaccio vi parlo di Mimmo anche se non ho nessuna voglia di parlarvi di Mimmo e della sua vita bruciata in un flash di Polaroid.

Eravamo tutti in posa in quell’estate del 1985, schierati come la squadra operaia di Bearzot, le camicie con i colletti inamidati che uscivano dai maglioni come ali di libellula e tutti eravamo convinti che un giorno avremmo davvero volato. Mimmo era il più convinto di tutti al punto che volava già, l’unico tra noi che aveva un’automobile dove poggiare il culo e togliere la polvere alle strade. Lui passava come un lampo nel cielo e nessuno faceva in tempo a vederlo.

Il volo, d’altronde, è roba da professionisti e allora allenavi l’udito e riconoscevi quel rumore da lontano.

Mimmo si annunciava così, come uno schiaffo senza mani. L’avevi visto fare in uno di quei film western dove l’Apache di turno poggiava l’orecchio sulla rotaia per capire se il treno per Yuma portava ritardo o meno. Più di una volta Mimmo volante ci faceva cenno di salire e tutti si sgomitava per occupare un posto alla conquista del mondo. Io sgomitavo di meno non perché Mimmo mi fosse antipatico ma soffrivo di brutto l’auto e le curve che tagliavano la montagna e sotto di noi il mare, profondo.

Alla fine di ogni viaggio diventavo bianco come un lenzuolo e mi veniva da vomitare e allora ogni scusa era buona per non salire. Avevo il terrore di rovinargli la tappezzeria e il solo immaginare la scena e la relativa figura di merda che ne sarebbe scaturita era per me un deterrente formidabile. Formidabili quegli anni di rinunce e di attese. Formidabile la mia capacità di raziocinio che nel corso degli anni ho perduto in un percorso emozionale  a ritroso.

Quella sera di luglio eravamo già tutti maturi, frutti di passione da addentare per chi come noi aveva fame di vita, fanculo i libri, il diario, i membri esterni. La voglia di estate ci scompigliava i capelli e il lungomare sembrava lucidato a festa, nel nostro immaginario era un’enorme passerella e noi lì a sfilare con le nostre speranze che tracimavano dal cuore, un cuore troppo piccolo per amare.

Tornammo tutti a casa prendendo strade diverse, la sera profumava di ginestre e dal balcone di casa mia che affacciava proprio sullo struscio mi fermavo a guardare ancora per un po’ le persone che come formiche tiravano a far tardi ognuna a portare una briciola di tempo da conservare per un inverno freddo e lungo. Mimmo quell’inverno non lo vide mai, nemmeno ci pensò o forse sì, magari proprio in quell’attimo infinito quando la sua Alfetta perse aderenza sull’asfalto e terminò la sua folle corsa su un palo della luce che rimase lì immobile, altezzoso, senza scomporsi. Quello schianto sembrò quasi un abbraccio perché l’auto si avviluppò al palo con la tenacia e l’eleganza di un polpo in amore. Forse in quell’attimo pensò davvero all’inverno e al freddo che si sente quando la vita ti scivola via.

Mi avvisarono di mattina presto, stavo ancora dormendo quando la telefonata di una mia compagna di scuola mi avvertì dell’incidente.

Non lo volli vedere ricomposto sul letto di morte, forse mi comportai da vigliacco ma pensai di fare il giusto e rimasi fuori tutto il tempo, fuori da quella casa al primo piano con la gente in processione e noi compagni di scuola schierati su un muretto a piangere lacrime che non avevamo.

Piansi dopo qualche giorno quando passai davanti allo sfasciacarrozze e riconobbi l’Alfetta di Mimmo volante accartocciata insieme a mille altre carcasse. Quell’estate diventammo maturi due volte e forse davvero crescemmo tutti un po’. Poi prendemmo strade diverse e adesso quando ci incontriamo giochiamo a ricordare ma Mimmo, per pudore, non lo nominiamo mai.

 

 

La brutta notizia è che il tempo vola. La buona è che il pilota sei tu“. (Michael Altshuler)

 

giadim

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Bè, io ho già letto questo racconto in anteprima e sono felice di ritrovarlo anche qui. Un bel leggere come sempre, profondo e neorealistico in grado di lasciarti sempre un segno dentro. Fai venire voglia sempre di scrivere tu.

  2. attraverso scrive:

    Abbiamo tutti un blues da piangere

  3. theallamente scrive:

    un tragico volo, eppure eterno
    commovente

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