Comparse

Pubblicato: 19 gennaio 2012 da mancasemprepoco in Uncategorized

La signorina Adele Porfirio, occhio vigile al lampeggiare del semaforo, sta attraversando le strisce pedonali che la separano dall’edicola dove da dodici anni, ogni ultimo venerdì del mese, ritira una copia del mensile Burda che l’edicolante educatamente le mette da parte.
56 anni, ancora piacente, nubile e illibata fino a ieri.
L’incontro con il sig. Dalla Costa, cliente dello studio di consulenza del lavoro dove da 31 anni la signorina presta la sua opera, le ha cambiato radicalmente la vita.
Si era rassegnata all’idea di rimanere vergine e negli ultimi tempi aveva intensificato le sue frequentazioni alla Parrocchia dei SS. Cirillo e Metodio al punto che era stata proposta come catechista per i bambini che si preparavano alla Prima Comunione.
Lei viveva tutto questo come un primo e fondamentale passo verso una santità che nella sua vita morigerata aveva sempre professato.
Di sesso neanche a parlarne. E poi la sua intimità era decisamente spoetizzante – a descriverla – con un triste traffico di unguenti lubrificanti per combattere un’irreversibile secchezza vaginale segno inequivocabile del tempo che sta passando.
Al sig. Dalla Costa fu sufficiente una sola serata, una cena a base di crostacei, qualche bicchiere di Fiano di Avellino dei Feudi di San Gregorio annata 2000, un giro sulla sua Toyota Avensis, un nastro con la voce di Billie Holiday mentre canta I’m a fool to want you, e tutto si è concretizzò come da programma.
Lei 56 anni, lui 32, fecero l’amore in macchina selvaggiamente.
Lei per la prima volta, lui no. La scommessa era dimostrare ai suoi amici del calcetto che lui poteva scoparsi chiunque e alla domanda “anche una come la sig.na Porfirio?” lui rispose sicuro “anche lei, certo!”.
Dalla Costa non si limitò soltanto a scoparsela ma andò oltre registrando su una TDK 46 il sonoro di quella sera come prova dell’avvenuto amplesso con la tardona che fece ascoltare ai suoi amici durante il rito dell’aperitivo al Bar Crystall.
La signorina Adele Porfirio, timorosa di Dio, il giorno dopo si andò a confessare presso una parrocchia dall’altra parte della città e scelse come confessore un prete Ugandese che la assolse senza fare troppe domande per via di una non perfetta conoscenza della lingua italiana.
Lei e il suo adorabile Pechinese di nome Briciola, di anni sei, presero la Metro A Direzione Battistini per poi cambiare altri due mezzi. Andata e ritorno. Due BIT a testimoniare il tragitto. Il tutto era stato cronometrato in due ore e quaranta minuti.
Briciola era così contento di quella improvvisa gita fuori porta che iniziò a scodinzolare felice e ad allungare il guinzaglio elastico a cui era tenuto legato. Tutto bene fino a 200 metri dal fare ritorno nella loro accogliente dimora.
La fretta di arrivare a casa da parte del cagnolino per fare i suoi bisognini nella cassetta che amorevolmente la sig.na Porfirio rabboccava con della organoletticamente pura Torba di fiume, fece commettere alla simpatica bestiolina un errore madornale che pagò con la vita.
Il cane fu investito in pieno da un camion di surgelati impegnato nel quotidiano giro di consegne e morì sul colpo senza neanche emettere un gemito.
La sig.na Porfirio non si accorse di nulla e continuò a camminare per le vie della città con un guinzaglio elastico senza il cane vicino.
Ad un certo punto guardò in direzione del cagnolino, come colta da uno strano presentimento, e terrorizzata lanciò un urlo disumano.
Realizzò immediatamente che si può sopravvivere ad una scopata ma alla perdita di un cane no e, ancora col guinzaglio in mano, si gettò nel Tevere tra lo sguardo inebetito dei passanti.
Il Sig. Dalla Costa, informato dell’accaduto, confermò agli amici di aver prenotato il campo di calcetto per le 19.00 e un tavolo per dieci in un locale Tex Mex.
Lo Studio di Consulenza del Lavoro dove la Sig.na Porfirio prestava la sua opera mandò un cuscino di fiori al funerale e il giorno dopo si rivolse ad un’agenzia di lavoro interinale per assumere una diplomata in Ragioneria con discreta presenza.
15 le candidate da esaminare, 600 euro la paga, orario 9-17.

commenti
  1. llmezzanottell scrive:

    Povera “piccola” bella Adele, mi viene da dire, così a sangue caldo, dopo la lettura di questo racconto tragico-grottesco dalle tinte di una chiassosa solitudine. Spicca la baldanza idiota dello scopatore mascherato : uno squarcio di chiasso mediocre ed insulso nella porta blindata di Adele.Adele che è già morta da tempo, che muore per altre due volte in questo racconto. Una salma che inoltre non esiti a dipingere colori solo in apparenza comici. Sempre fai arrivare quel retrogusto amaro in ciò che racconti, amara com’è spesso la realtà, ma questo è il tuo tema, ed che io ti leggo da anni, non ho mai perso il gusto di farlo.

  2. jmarxpoetry scrive:

    Interessante, forse alcune limature darebbero ancora più immediatezza. Potrebbe essere un brano di una raccolta di testimonianze dell’italietta degli anni zero.

  3. attraverso scrive:

    MI piacciono le storie

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