Matasse vulnerabili

Pubblicato: 12 gennaio 2012 da llmezzanottell in scrivere
Tag:
La matassa vulnerabile
uncinata alla vetta che frana al’improvviso
è  il cruccio ingenuo delle postfazioni,
come quando la prima volta
assaggiasti il cioccolato
o lanciasti le briciole alle foche d’Islanda
per poi scrivere il verso più lungo
che distendesse capo e coda
tra la gioia di un miracolo e la fine di essa,
nell’insensatezza del tutto,
di un creato ortogonale
che parla solo di estremi passaggi,
di armonie compulsive
da vivere un minuto soltanto.
Un minuto.  
commenti
  1. morfea scrive:

    i commenti colmi non sono mai stati nelle mie dita.
    ha un che di ricordo che non andrà via come la macchia di un chicco piccolissimo di cioccolato.
    rimasto sulle dita e strusciato sulle cose.
    ad impronta

  2. ciprea scrive:

    so perché mi piace la tua poesia e te l’ho già detto, ogni verso potrebbe essere il fotogramma di un film, ( un giorno ti chiederò di usare alcuni tuoi scritti per farne un video) immagini che deflagrano dentro la testa più che raccontare, che ti portano a svilupparne altre. mi è familiare questo linguaggio, arriva prima delle parole…
    e questa matassa

    che distendesse capo e coda
    tra la gioia di un miracolo e la fine di essa,
    nell’insensatezza del tutto,
    di un creato ortogonale
    che parla solo di estremi passaggi,
    di armonie compulsive
    da vivere un minuto soltanto.
    Un minuto.

    mi risuona come il gusto estremo e imprevedibile delle cose vissute nell’attimo

  3. Poesia che mi lascio in sospeso per un commento più approfondito. Per adesso trovo la chiusa bellissima, quel minuto mi trasporta alla similitudine tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande…un po’ come una frazione di Planck, a presto:)

  4. domandedibambu scrive:

    esattamente il punto della questione, to act or not to act except for a moment; mia nonna la ricordo al fuso, lei lo sai era speciale – La Rossa – e mentre avvolgeva canticchiava in gaelico o pensava a voce alta … “esattamente la lana avvolge il filo o il filo esclude la matassa?” cioè io che l’ascoltavo non capivo granché …”avvolgiamo i sogni e vediamo che succede” …. ” se punge il fuso è perché prima non hai prestato il dito e dopo è troppo tardi per ritrarlo” ….
    l’architettura del possibile, immaginabile, palpabile calore dell’essere proietta il tempo nel non c’è mentre il presente sfugge al controllo … e …. va bene, la fine che inizio è da qualche parte dovrebbe ripercorrere la cronologia degli intenti, ma il disegno è ben oltre la nostra maestria innocente o, almeno, senza rete ….(ecco da chi ho ereditato le visioni farneticanti—ahahahha)
    bacin
    bella poe

  5. margotcroce scrive:

    queste matasse vulnerabili…. i grovigli interiori, le false sicurezze a cui ci agrappiamo e che frananno sì, franano quando meno ce lo aspettiamo, lasciandoci la visione d’attimo felice, da vivere, apprezzare, afferrare, senza riuscire a trattenere.
    ed è proprio questo sfuggire a renderlo così necessario nel suo essere effimero…

    avrei evitato la serie di parole “colte” che la fanno meno fruibile.. un peccato veniale poetico a cui sono soggetta io pure molto spesso😉

    • llmezzanottell scrive:

      Grazie Marghi, mi hai cattata in pieno! E’ vero quello che dici sulle parole che uso, ho una specie di ossessione per quelle che esplicano di per sé un concetto, quelle algide, inarrivabili. Il meccanismo si mette in moto da solo quando penso di scrivere qualcosa…..ps: ma come fate a fare le faccine, che ti farei 3 occhiolini anch’io????🙂

      • llmezzanottell scrive:

        Ah ecco, non lo sapevo, mi è venuta fuori la faccina😉😉😉

      • le parole “inarrivabili”

        sulla scia di Magritte che ho citato nel commento precedente a Margot, mi fai ricordare un articolo di A. Assiri sullo sviluppo di una sua enunciazione:

        ecco lo stralcio che riguarda l”inarrivabilità” (per ripercorrere il termine… LOL)

        “Dobbiamo tornare ad essere irraggiungibili, non per abitare la nostra torre di avorio, ma per permettere alla nostra immaginazione di correre più in lá. Irraggiungibili al futuro vuol dire smettere di parlare delle nostre biografie per andare a stanare la parola nell’attimo del suo cominciamento dove il significato non è ancora compiuto”

        il resto lo puoi leggere qui:
        http://www.poesia2punto0.com/2011/01/27/cosi-vicino-cosi-lontano/#.TxPlfIEWmuI

  6. margotcroce scrive:

    😉😉😉🙂😉❤❤❤

    faccini e cuori per te Bianca

  7. l’estensione del file, minuto, attimo. Diventato cosa tangile, concreta e reale. molto bella.

  8. apprezzo questo linguaggio chirurgico per l’operazione poetica qui avvenuta con successo, come un bisturi che incide tessuti nervosi*, senza sporcare con macchie ematiche e sentimentali che avrebbero edulcorato sovraddosando l’equilibrio tecnico mirabile di questa prova ricca di stile e molto contemporanea. come a me piace🙂

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