PROFEZIA DEI RECESSI

Pubblicato: 2 ottobre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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In una architettura di nuvole
– che si sfaldano-
ecco che dal cielo
discende un angelo
dalle piume di tomba,
a dire
la tristezza dell’amore
senza scioglimento
( e l’immoralità delle macerie):
dolore torpido
di una stessa realtà
bovina e inerte,
profezia dei recessi
all’ombra del danda della legge.
( oh, lo scranno, lo scranno,
dove si traccia la riga
tra chi è dentro
e chi è fuori!…)

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commenti
  1. Aleteia ha detto:

    In verità non mi è piaciuta… nettamente scissa in due parti non amalgamate tra loro (almeno stilisticamente, sul concettuale non metto bocca, perchè è sempre cosa molto personale). Una prima parte con immagini troppo abusate, una seconda decisamente ermetica, dove ho colto(?) odi shaksepeareiane…
    M_

  2. DOMACCIA ha detto:

    Carissima Aleteia, non mi rimane che accettare il tuo giudizio,che non cercherò di cambiare ( questo è proprio l’atteggiamento da me scelto a priori, nell’affrontare e accettare il giudizio di qualsivoglia lettore , ho proprio deciso di non perorare la mia causa, diciamo così)…una sola cosa mi viene da chiederti: quali sarebbero le immagini troppo abusate?..:-)

  3. Aleteia ha detto:

    Cara Domaccia mi rammarica sempre esprimere pareri che possono sembrare “deprezzamenti” dell’autore… nutro un profondo rispetto e grande stima per i poeti presenti in questo blog che, come altre volte ho sostenuto, ritengo di ottimo livello globale a prescindere da una singola opera. Ci tenevo molto a questa precisazione.
    Non credo che tu debba convincere nè me nè nessuno altro, la poesia è e rimane una tua emozione, una tua creazione e come tale per te ha un valore intrinseco non condivisibile.
    L’intervento dell’autore serve, a mio parere, a dare quella che io chiamo “la chiave” per una lettura corretta che potrebbe mutare l’imprinting del lettore.
    Questa è la parte dove ravvedo le immagini abusate che arrivano all’immaginario collettivo attraverso le parole “nuvole” “angelo” “trsitezza dell’amore ” “dolore torbido” che seppure assemblate in maniera originale con appoggi insoliti “architettura” “piuma di tomba” ” realtà bovina” non riescono ad evolversi sufficientemente.

    In una architettura di nuvole
    – che si sfaldano-
    ecco che dal cielo
    discende un angelo
    dalle piume di tomba,
    a dire
    la tristezza dell’amore
    senza scioglimento
    ( e l’immoralità delle macerie):
    dolore torpido
    di una stessa realtà
    bovina e inerte….

    Un cordiale saluto
    Margot

  4. DOMACCIA ha detto:

    Carissima Aleteia, non vorrei esserti sembrata troppo perentoria nella mia risposta, e quindi addirittura non accettante critiche: in realtà nella mia risposta ho risposto” con un certo piglio volitivo”- diciamo così, non solo perchè tu stessa sei stata volitiva , ma anche per dire che io accetto tutte le critiche possibili ( e quindi anche la tua, soprattutto perchè successivamente era più chiara e meglio argomentata) e nel contempo come lascio assoluta libertà di critica e quant’altro, non voglio indorare la pillola cercando di presentare il mio testo ( a cui credo molto, naturalmente) come migliore della critica o stroncatura: il lettore à assolutamente libero, e l’autore pure( le due cose sono strettamente connnesse)
    Penserò alle tue annotazioni.:-)

  5. Aleteia ha detto:

    Avevo inteso il senso della tua risposta mia cara… il tono volitivo fa parte del mio carattere e credo di capire anche del tuo… quindi nessun problema, anche perchè mi pare che il pensiero di base concordi per entrambe…. è servito per conoscersi un pò meglio
    a presto 🙂
    Margot

  6. taughtbythirst ha detto:

    Effettivamente il titolo calza: ha un andamento da anatema, direi troppo, e l’angelo che discende, sebbene la ipotizzi come immagine simbolica o reminescenza wendersiana, è una visione troppo biblica per me…
    Diciamo che la realtà bovina è un breve assolo che apprezzo, complessivamente però trovo abbia i connotati di uno stub, un abbozzo per una prosa: la resa in versi – qui – s’inclina troppo nel senso dell’enfasi…

  7. marcomiconi ha detto:

    Dai recessi.Possiamo intendere questo termine come un luogo remoto,inacessibile,lontano.Ma anche come un angolo negletto,senza alcuna importanza,reietto.
    Questa profezia sembra venire da uno scantinato,una casa fatiscente,un posto buio e chiuso.Dove nessuno andrebbe o vorrebbe andare.
    L’architetura di nuvole ( elemento instabile di per se) rimanda ad una fisicità poco plausibile,forse celestiale,ma mica tanto poichè il verbo sfaldarsi fa pensare più a qualcosa che stia finendo il suo ciclo,ad un disfacimento quasi organico,al termine di una gestazione.Infatti quell’angelo sembra uscire come partorito da un cielo morente.Più che discendere potrebbe precipitare,espulso,esiliato,cacciato per avere conosciuto segreti da non sfiorare.
    Non amo molto gli angeli in poesia.
    Ma il tuo angelo mi ha ricordato gli angeli umanissimi di Genet.Angeli di fango,di spazzatura,perfino di merda ( e non voglio essere blasfemo).Esseri umani trasfigurati in entità instabili dal messaggio di cui sono portatori.Quasi il loro fine si risolvesse nell ‘azione dell’annuciazione ,sia dannazione o salvezza ha poca importanza.
    Ecco questo angelo non sembra risplenedere di aureole divine ,quanto farsi carico delle macchie umane.Amore che non si scioglie,che non riesce ad andare oltre la definizione stessa del sentimento per operare una fusione senza confusione ( scusa il gioco di parole).E l’immortalità delle macerie.Il peso quindi del fallimento.Cumoli di pietre a testimonianza dell’incapacità di andare oltre ed attraverso.
    Mi piace questo porre sulla bilancia i due aspetti amore finito/fallimento infinito.Il peso del secondo come fardello che non si può cancellare.E’ un modo di rovesciare la santificazione dell’amore e dire,anche crudamente,come ,spesso,sia molto più importante ( a livello di conseguenze) il suo fallimento.
    L’angelo che profetizza tutto questo ha davvero poco di piacevole o divino,ma anche molto poco di enfatico.Non erano certo nuvolette rosa quelle che ce lo hanno inviato,ma quelle ben più oscure della consapevolezza dei recessi,quella che conosce ( ma non dice) che ,non sempre,anzi di rado,l’amore ci salva.
    Molto più di sovente ci condanna nel suo disgregarsi .
    Prendere atto di ciò è piombare in un dolore torpido,cioè la realtà in cui siamo calati e non la sua idealizzazione.Lo sguardo bovino di questa realtà,la sua immobilità è una rivelazione di stato di fatto cui è stato tolto il belletto dell’amore ( concetto davvero poco indagato nel suo aspetto narcotizzante).
    Ecco di questa poesia non mi sento di promuovere i due versi seguenti a inerte.Li sente un po’ in surplus ( oltre a non capire cosa sia danda) e trovano che ,musicalmente spezzano un po’ il ritmo.
    Infine lo scranno ,confine crudele tra chi vede ( e conosce la condanna) e chi no o preferisce,riuscendoci ,a non farlo ( e continua a vivere felice di illusioni).
    E’ un finale sarcastico,quasi corrosivo nella sua amara ironia.
    Una poesia buia,davvero .Quasi senza speranza,impregnata di una visione pessimistica, nichilista.Ma anche più vicino al reale di quanto si vorrebbe.
    certi angeli,come anche certe poesie ( che poi sono la stessa cosa,a pensarci) le si vorrebbe con il bavaglio.
    La libertà dalle illusioni ha un prezzo davvero troppo alto.

    Marco

  8. DOMACCIA ha detto:

    gentilissim o TBT, capisco il tuo non essere attratto da immagini bibliche, ma riguardo a questo punto, ti rimanderei alla visione che dell’angelo in questione ha avuto marco. quanto al considerarlo un abbozzo propedeutico a una eventuale prosa, non saprei.. a me, andrebbe bene così…:-)

  9. DOMACCIA ha detto:

    Gentilissimo – e caro- marco, per ora mi limito a farti sapere che trovo il tuo modo di leggere- e di commentare poi – incredibile: sai sviscerare e “addentrarti” come pochi… e questo è il minimo che si possa dire, poi:-)
    Un bacione speciale a te, ciao
    Poi vedremo…

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