8 giugno 1934

Pubblicato: 23 settembre 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Il tempo ha posto le sue parentesi
chiudendo l’incavo della memoria.
e ha fatto assopire il dolore.
Ora sento il ricordo alitarmi accanto
brezza di vento,
fiato di strada.
Talvolta pettino ancora le mie radici
facendole sanguinare.
Cerco tracce
del mio essere figlia,
cerco scene di vita in cui ritrovarti.
Ti sento cantare.
Ti vedo indossare un vestito marrone
e scruto le rughe che hanno dipinto il tuo volto.
Strade su cui la vita ha camminato.
Percorsi di dolore piovuti dal destino.
Ed è la tua voce che ondeggia distante,
 in quello spazio ipnagogico
partorito dalla mente.
In qul luogo dove confluiscono
memoria, realtà e sogno,
lì dove le tue lacrime azzurre
mi tingono ancora gli occhi.
 ***
MArgot2007
 
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commenti
  1. BiancaLacroix ha detto:

    Solo qualche perplessità per quello “spazio ipnagogico”. Per il resto, una poesia che si lascia assaporare, lasciando in bocca una sapore di cose antiche e malinconiche. Ciao.

  2. Aleteia ha detto:

    e che per quanto mi riguarda questo spazio ipnagogico esiste veramente ed è una dimensione parallella che accompagna spesso la mia mente

  3. h2no3 ha detto:

    adamantina, come le migliori delle tue

    Carlo

    p.s.sei sicura “traccie” con al “i” ?

  4. Aleteia ha detto:

    ciao Carlo….benvenuto in questi luoghi….

    correggo subito…per carità!! orribile refuso:):)

  5. parolaia ha detto:

    Poesia intima e sentita.
    Lo spazio ipnagogico sussulta, di luogo alieno della mente (e come tale è funzionale).
    Molto belle le immagini “fiato di strada” e “pettinare radici”.
    ps: refuso “qul” vs quel

  6. Attraverso ha detto:

    Un balzo in avanti rispetto alla precendente sullo stile però poi ci sono parole che non riesco proprio a digerire, e probabilmente è un mio problema. Ipnagonico e tutto cade perché non poetico, suona da manuale tecnico medico sui disturbi del sonno. Ci sono tante parole nel nostro vocabolario che suonano divinamente, usiamole e facciamole cantare.

  7. Ciglie ha detto:

    Molto fluida,lineare e chiara,sprigiona lentamente il suo senso umano e malinconico,mi piace la semplicità quando sa essere così genuina e quindi capace di andare oltre un semplice comunicare i propri sentimenti,complimenti.

  8. marcomiconi ha detto:

    Una lirica nuda,semplice ( di quella semplicità capace di chiudere le cose in alito,appunto),comprensibilissima.
    Una dedica accorata e viva.
    bella.
    Io l’ipnagocico lo toglierei subito ,perchè è come una spezia esotica su un piatto buonissimo di pasta al pesto.

    Marco

  9. Ellerslie ha detto:

    e’ molto delicata, armoniosa e dolce. A differenza del Taught a me la dolcezza tocca profondamente e, a meno che non sia melassa, non solo non mi fa venire il diabete ma mi commuove anche. E’ vero che l’aggettivo “ipnagogico” stride con l’insieme e spezza l’armonia ma io non lo toglierei assolutamente perchè questa lirica, per quanto ben riuscita, rischia di non farsi particolarmente ricordare (non è sferzante) e ha bisogno di un punto di rottura…

  10. Aleteia ha detto:

    Per quanto riguarda l’ipnagogico MARCO, non transigo, e ribadisco, ATTRAVERSO, che non è una scelta formale ma un fatto della mia vita pressochè quotidiano… non è il luogo per spiegare certe cose e non ho neanche voglia di farlo…
    Enuncio nuovamente la mia concezione della poesia che è prima di tutto parto dell’anima e poi capacità stilistica e quant’altro… e dunque a volte il brutto apparente diventa particolare seducente…hai perfettamente ragione MAEBA e condivido anche il tuo gusto per la dolcezza, alla quale quell’uomo lì è tanto refrattario (ma almeno gli piacciono i dolci?)…. PAROLAIA come sempre riesci ad essere in perfetta sintonia con la lettura… ammettilo: hai dei poteri extrasensiorali!!! CARLO(CIGLIE) dolcissimo, ero sicuro che ti sarebbe piaciuto il suo tracciato genuino e vero, che tanto fiorisce anche nei tuoi versi!!!
    Grazie a tutti per la lettura e l’attenzione
    Margot

  11. Attraverso ha detto:

    Essendo lo stato ipnagogico è la fase di transizione dalla veglia al sonno si potrebbe dedurre che lo stato in questione non riguardi solo te ma qualsiasi creatura che abbia la ventura di addormentarsi. Lo so che spazio e stato potrebbero non essere la stessa cosa ma… la parola “ipnagogico” è brutta :-). Dormiveglia non è una parola più carina?

  12. Aleteia ha detto:

    @Mio iperuranico Attraverso (il mio è enfatico naturalmente, non vuole essere possesso) Dormiveglia ha un bel suono accativante ma non rende il mio pensiero… nello stato ipnagogico la mente cade in una dimensione dove il tempo si intreccia e diventa non-tempo, è uno spazio reale e surreale insieme, dove si incontrano le fantasie più strambe che si uniscono a frammenti della realtà….è un sogno che diventa tridimensionale e la tua mente è completamente lucida e sveglia….

  13. Attraverso ha detto:

    Esatto e in italiano si chiama dormiveglia :-)))

  14. Aleteia ha detto:

    non credo che il dormiveglia e le allucinazioni ipnagogiche siano la stessa identica cosa… appena trovo documentazione idonea per smontare la tua testardaggine te la farò leggere….
    M:

  15. Attraverso ha detto:

    L’ho già letta e mentre la leggevo pensavo che le allucinazioni ipnagogiche che poi sono quei pesnieri che si faccio anch’io poco prima di addormentarmi e che quando mi sveglio alla mattina o non me li ricordo o mi paiono o.t. ma poi se li ricorda la penna quando scrivo sono cose incredibili e altresì pensavo: ma vi prego una parola più bella, più sonora, più più più.. che ne dici di “pimpimpimpà”?

  16. Aleteia ha detto:

    Guarda Atty, che ho una nuova scatola di muesli e non voglio rischiare di finirla nel pomeriggio!!!:)

  17. taughtbythirst ha detto:

    Io ipnagogico lo lascerei, meglio cassare “partorito dalla mente”, se mai…
    Interessanti le radici pettinate, il fiato di strada e il tono generale spoglio e intimo… Meno il richiamo alle rughe e al ricordo…
    Consistente.

  18. Aleteia ha detto:

    grazie TbT per la tua presenza di lettore….

    ovvio che la poesia resta così… che se dovessi cancellare o lasciare tutto ciò che avete elencato, non so che cosa verrebbe fuori….
    M_:

  19. doraluna ha detto:

    Con un linguaggio apparentemente semplice e quotidiano esprimi con esattezza e perfetta armonia il rimpianto e la nostalgia per una figura genitoriale ormai assorbita dall’eternità.
    E commuove la rievocazione proprio per il tono accorato ma controllato col quale descrivi le tue sensazioni, con un linguaggio che spazia tra vari registri: lirico, come nei versi “Talvolta pettino ancora le mie radici / facendole sanguinare.” ; familare, come in “Ti sento cantare. / Ti vedo indossare un vestito marrone” ; descrittivo, quasi scientifico, come in “Ed è la tua voce che ondeggia distante, / in quello spazio ipnagogico / partorito dalla mente.”
    A questo proposito, trovo questi versi perfettamente integrati nel contesto.
    Molto, molto gradita.

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