Al molo ventitrè

Pubblicato: 16 agosto 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Il passato è passato, lo dice la parola stessa, passato, andato, finito, seppellito  eppure eccolo lì fare capolino tra una stradina e l’altra, mentre camminiamo andando al mare o ritorniamo a casa senza guardarci mai indietro, accelerando il più possibile per lasciarci alle spalle gioie, dolori, ferite chiuse che ancora provano a sanguinare. Dove ho lasciato quella catena aperta? Dove l’ho chiusa a doppia mandata? Ogni volta che tornavo dov’ero nato ripetevo gli stessi gesti in una sorta di montagna da scalare ed ogni volta, imperscrutabilmente, trovavo un appiglio nuovo, e ogni volta sentivo che l’onda di ritorno era quella che non ti permetteva di partire veramente.
Il passato è una semplice eco.
Il passato è l’illusione di ridipingere una parete con un altro colore quando invece avrebbe bisogno di essere eliminata per permetterci di guardare oltre. Già oltre al muro di impressioni che ci sono state lasciate da quell’onda, quell’unica onda che non si è mai sognata di ripetersi.

Gioco con un unico ricordo.
Inutile e impreziosito da troppi silenzi.
Ostacolato dal troppo essersi perso.
Vitale per quello che parrebbe oltrepassarlo.
Assente ed sostanzialmente ingrigito dal troppo averlo coccolato.
Non serve a nulla.
Non è funzionale a nulla.
Allora finiamola li.
Se mi cercherai mi troverai che sto sorseggiando alle porte dello scacco matto.
Se mi troverai mi coltiverai come un fiore in una serra per poi vendermi al primo venuto.
Al molo ventitrè ci sono due navi, una è partita e non tornerà mai più, l’altra è rimasta e non partirà mai più.
Al molo ventitrè c’è un cappello che segna l’ora giusta due volte al giorno e l’ora sbagliata quando meno te lo aspetti e un coniglio al centro della strada.

Sono il risultato di una combinazione di suoni.
Osterie che si sono chiuse pur restando aperte.
Navi che vanno e vengono insultandosi tra di loro.
Improvvise folate di vento che alzano gonne
Anestetizzando il desiderio di sopravvivere alla notte.
Se ti ricordi di spegnere la luce prima di uscire non avrai la sorpresa di trovarmi ad aspettarti con le fotografie di quello che saremmo potuti essere.
Se avrai l’accortezza di riempire d’aria i tuoi polmoni prima di gettarti nella corsa più lunga che c’è vedrai le stelle scendere in picchiata verso di te.
In partenza dal molo ventitrè ci sono parecchie caramelle da scartare, una per ogni volta che hai detto ho pensato alle tue mani, una per ogni segreto, una per ogni attenzione.
Al molo ventitrè il cappellaio matto ha deciso di cambiare il suo cappello ed è salito sulla scala salutando gli astanti.

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commenti
  1. Attraverso ha detto:

    Parolaia mi ha fatto venire in mente che quando era morto Syd Barrett avevo scritto questo post e mi è venuta voglia di farvelo leggere. Tanto è passato anche ferragosto.

  2. parolaia ha detto:

    Si sente nostalgia viva e partecipazione nuda al lutto.
    Direi che è evidente che gli hai voluto bene anche tu, da come ti passa attraverso il Madcap’s Laughs di “If it’s in you”.
    T’immedesimi, e in fondo ti ci vedo bene, col cappello sulle ventitre…
    🙂
    Long live the old flesh!

  3. alsoit ha detto:

    ora, però, rileggendo bene ma proprio bene tra le righe…

  4. Attraverso ha detto:

    Che c’è tra le righe? Una capello?

  5. Attraverso ha detto:

    Errata Corrige. Una capello=un capello

  6. alsoit ha detto:

    se non lo sai tu che l’hai scritta

  7. Attraverso ha detto:

    Effettivamente hai ragione

  8. molesini ha detto:

    Non riesco a staccarmi da questa chiusa. Esemplare.

  9. Attraverso ha detto:

    Tra le righe c’è un sottile
    Tra le righe c’è un pontile
    Tra le righe di una spiaggia
    che ricorda tanta pioggia
    Tra le righe c’è una chiusa
    che riporta alla rinfusa
    un ricordo tanto corto
    che nessuno se n’è accorto.

  10. proscenio ha detto:

    “Al molo ventitrè ci sono due navi, una è partita e non tornerà mai più, l’altra è rimasta e non partirà mai più”
    E così il passato si-di-mostrò come traccia fino a a segnare certa inutilità…e certa impedì che quel luogo fosse permeabile distanza

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