Muso di musa

Pubblicato: 20 aprile 2007 da The Cats Will Know in scrittura
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Una caramella, ciucciata per un minuto da una quindicenne con i sandali rosa e lo smalto nero alle unghie dei piedi, è poi sputata sull’asfalto sporco.
Rotola sul bordo del marciapiede e cade fra un fazzoletto di carta e una bottiglia di ceres senza etichetta.
Due motorini le sgasano contro l’inferno dei loro motori e la caramella inizia ad asciugare la patina appiccicosa creata dalla saliva della ragazzina, odalisca senza veli a coprirne il viso fiero, che continua la sua passeggiata per le vie vicine a Porta a Prato.

Caramella al lampone.

Egidio Trepalanche, professore di letteratura italiana in pensione da sei giorni, mentre nutriva i piccioni gettando dalla sua finestra pane raffermo stritolato sotto la suola delle sue scarpe buone, vede la ragazzina sputare qualcosa, non sa se gomma da masticare o altro.
La guarda scivolare nella corrente di destra della via, col suo sedere esposto al vento caldo del giugno.
E, folgorato da tal sinuoso e ignaro incedere, scende le sei rampe di scale per andare a raccogliere il  dolce rifiuto di una nuova Talia, meno mitologica ma da rendere immortale.

Una barboncina nera come la capigliatura della sua anziana padrona che la porta a passeggio tutti i giorni , trotterella, si ferma, annusa la caramella, la lecca, la rilecca con la lingua ruvida e, nonostante la voglia di fermarsi, viene strattonata via.

Egidio Trepalanche apre il portone, si guarda intorno. Facce sconosciute, molti occhi orientali e un paio di maghrebini chiassosi al semaforo.
Inforca gli occhiali da dottore e uomo per bene ed inizia a cercare.
La vede, rotonda, rosata con un cuore più scuro, immobile come una stella su una carta del cielo.
La raccoglie, simulando la sbadataggine di un ritrovamento, e fra le dita, ancora appiccicosa e calda, la rimira.
Chiude gli occhi  mentre con il pollice e l’indice la porta alla bocca, sulla lingua ed inizia a succhiarla.
A rubarne il nettare, l’odore e i conservanti.

Risale le scale in preda a una febbre e scrive di getto sul suo quaderno di belle speranze:

" non lontano dal fiume smagrito
  passeggia il tuo animo giovine e inquieto
  gambe snelle di puledra
  viso fiero di leonessa
  fianchi larghi di giumenta
  ma il tuo alito è da cani
  fanciulla bella
"


Un po’ deluso il professore si riempie un bicchiere di grappa alle mele.
Il capolavoro lo rimanderà alla prossima volta.

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commenti
  1. parolaia ha detto:

    Il capolavoro, invece, è qui.
    Tridimensionale e mesta la figura del professore, quasi Cechoviano, ischerzato dal mondo letterario, dalla vita e financo dall’autore con la pelle strana.
    Succosa ed ammiccante la caramella lamponoide, che fin dalle prime righe nitida trasuda la certezza: qualcuno la coglierà da terra, qual frutto di un amore inconfessabile e frustrato.
    Colpo di genio il cane (10 e lode).
    Da ultima, non meno iconografica la giovincella, simbolo di una generazione indifferente a tutto (forse perché ha tutto?), incapace anche di succhiare una caramella fino in fondo.
    Decisamente il racconto breve più spiazzante che mi son trovata a commentare finora sul sito.
    :))

    ps: in incipit, “è poi” spezza… potrebbe essere sostituito da un “viene”?

  2. taughtbythirst ha detto:

    Da gran sostenitore della commistione fra generi, soprattutto del grottesco mescolato all’invettiva sociologica, non posso che apprezzare questo racconto.
    Breve, ma con una quanità di idee che in certe soporifere narrazioni classiche si raggiungono solo, forse, dopo qualche centinaia di pagine…
    Molto, molto bene, Maru.

  3. strangeskin ha detto:

    Vi ringrazio , in netto ritardo, entrambi. Mi è piaciuto molto scriverlo e ancora me la rido nel rileggerlo.

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